mostra ” il fumetto per indagare la realtà” giovedì 25 ottobre presso “La Scighera” via candiani 31-Milano

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autogestione dei territori e dei saperi: pordenone 27-28 ottobre

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articolo de la Jornada sul conflitto in Chiapas

La Jornada – Sabato 6 ottobre 2012

Gruppi del PRI e PVEM invadono villaggi zapatisti ed accendono conflitti agrari.

Agli sgomberi da parte di partiti politici si sommano le aggressioni paramilitari. I simpatizzanti dell’EZLN non hanno svolto le pratiche per la certificazione di proprietà della terra perché sono in resistenza.

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 4 ottobre. Il rispuntare dei paramilitari in Chiapas è accompagnato da un substrato di presunti conflitti agrari, la maggioranza infondati ma attizzati dai politici dei partiti e da funzionari governativi, e rivolti contro le terre recuperate dalle basi dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), la maggioranza occupate e coltivate da comunità ribelli da 10 o 15 anni. In particolare, gruppi del PRI, e recentemente PVEM, usandoli come bottino elettorale, invadono o minacciano di farlo, proprietà e perfino interi villaggi zapatisti, approfittando del fatto che questi, essendo in resistenza, non hanno svolto nessuna pratica per ottenere dallo Stato titoli di proprietà agrarie, perché seguono le loro leggi rivoluzionarie attraverso le giunte di buon governo (JBG).

Un’analisi alla quale ha avuto accesso La Jornada documenta questi conflitti ed identifica i gruppi invasori o aggressori: PRI, PVEM, PRD, PAN, oppure organizzazioni come Paz y Justicia (e le sue derivazioni: Uciaf, Opddic), Orcao, Cioac o Aric. In una denuncia molto recente, Las Abejas hanno confermato la riattivazione a Chenalhó di Máscara roja, come erano stati identificati gli esecutori del massacro di Acteal nel 1997. Vengono aggredite anche comunità dell’Altra Campagna (Jotolá, Mitzitón, San Sebastián Bachajón) mediante conflitti religiosi (Ejército de Dios) o divergenze ejidali.

Questo è lo scenario che eredita l’alleanza PVEM-PRI guidata da Manuel Velasco Coello, che tra poco governerà l’entità. La maggior parte di gruppi paramilitari, invasori agrari e governi municipali coinvolti appartengono alle sue fila.

Nell’analisi del ricercatore Arturo Lomelí si identificano i principali luoghi (non gli unici) dove negli ultimi anni si sono verificati reati e crimini non risolti, specialmente dal 2010 al 2012. Si evidenzia che a partire dal 1994 sono stati occupati tra i 250 mila e 750 mila ettari (non ci sono dati definitivi) ad Ocosingo, Chilón, Sitalá, Yajalón, Tila, Tumbalá, Sabanilla, Salto de Agua, Palenque, Altamirano, Las Margaritas e Comitán, tra altri municipi. Sulla scia della ribellione zapatista, OCEZ, Cioac, ARIC, CNPA, OPEZ, Xinich, Orcao e Tsoblej, al fianco degli zapatisti, recuperarono e fondarono nuove località. Nel 2000, quando i dirigenti di queste organizzazioni furono incorporati nel governo statale o municipale, si incaricarono di regolarizzare le proprietà e siccome gli zapatisti non parteciparono ai quei negoziati, le organizzazioni reclamano le loro proprietà. Queste sono bacini elettorali di tutti i partiti – sostiene Lomelí – e la dinamica del tradimento avviata da Pablo Salazar Mendiguchía è proseguita con Juan Sabines Guerrero.

I conflitti comprendono le cinque JBG. Molto attaccata è stata quella di Morelia: la comunità Primero de Enero (municipio autonome Lucio Cabañas), nell’agosto del 2011 è stata invasa da elementi della Orcao che avevano già ottenuto le terre grazie alla sollevazione zapatista; come in altri casi, dopo il 2000 hanno abbandonato l’accordo di recuperare le terre e sono scesi a patti col governo per ricevere aiuti con i programmi statali ed altre terre degli zapatisti. La Orcao ha attaccato anche Los Mártires (Lucio Cabañas).

Altre comunità e poderi zapatisti sotto assedio sono Bolón Ajaw e Santa Rosalía. Ad Agua Clara (municipio autonomo Comandanta Ramona) operano pericolosi criminali addestrati dall’ex militare Carlos Jiménez López. Nel 2010, Nei villaggi di Nueva Virginia, Jalisco e Getzemaní, membri della Cioac e PRD sono entrati sulle terre recuperate di Campo Alegre che sono coltivate dai municipi autonomi Lucio Cabañas, Comandanta Ramona e 17 de Noviembre, come sostiene la JBG. Inoltre, 33 famiglie zapatiste sono state spogliate dei loro diritti ad Aldama, e persistono le aggressioni contro le basi di appoggio di Olga Isabel e K’an Akil anche dai paramilitari della Opddic, che inoltre hanno aggredito il nuovo villaggio 21 de Abril.

La giunta della Garrucha ha denunciato che il barrio Puerto Arturo e San José Las Flores vogliono sottrarre a Nuevo Purísima (municipio autonomo Francisco Gómez) un terreno recuperato di 178 ettari ad Ocosingo. E ancora, aggressioni e detenzione di zapatisti da parte dei paramilitari a Peña Limonar, invasione a Laguna San Pedro, violenza a Casablanca, vessazioni a Toniná. Gruppi di Las Conchitas e P’ojcol (Chilón), così come di Guadalupe Victoria, paramilitari secondo la JBG, membri della Orcao e dei partiti politici, hanno occupato con la violenza le terre recuperate di Nuevo Paraíso (municipio autonomo Francisco Villa).

Nella zona nord il panorama è allarmante, come ha riferito la JBG di Roberto Barrios. L’anno scorso hanno sotratto le terre agli zapatisti di San Patricio (municipio autonomo La Dignidad) i coloni di Ostealukum, El Paraíso, El Calvario e Rancho Guadalupe (Sabanilla). Gli autonomi hanno quindi fondato Comandante Abel, ma nel settembre scorso sono stati espulsi con l’appoggio della polizia e del governo statale, come è avvenuto a Unión Hidalgo. Pochi anni fa, a Choles de Tumbalá (municipio autonomo El TrabaJo) ci sono state case incendiate e minacce da parte di membri dell’organizzazione Xinich ufficiale.

La JBG di La Realidad ha documentato come nell’ejido Monte Redondo (Frontera Comalapa), basa di appoggio dell’EZLN del municipio autonomo Tierra y Libertad sono stati spogliati delle loro milpas e piantagioni di caffè da parte di persone del PVEM, PRD e PRI che hanno perfino venduto i poderi a terzi. Altre aggressioni provengono dall’organizzazione panista Aciac contro la comunità Che Guevara, ed a Espíritu Santo da parte di gente del PRD, Cioac e PRI. Ed a Veracruz contro il magazzino del municipio autonomo San Pedro de Michoacán.

Per ultimo la JBG di Oventic sta affrontando un grave conflitto a San Marcos Avilés (Chilón), dove le sue basi sono state aggredite, espulse o derubate da verdi, perredisti e priisti. Ad El Pozo, Crustón e Ts’uluwits (municipio autonomo San Juan Apóstol Cancuc), così come a Zinacantán, priisti e perredisti non smettono di perseguitare gli zapatisti. http://www.jornada.unam.mx/2012/10/06/politica/017n1pol

(Traduzione “Maribel” – bergamo)

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piccolo report sulle decine di famiglie sfollate nel municipio autonomo La Dignidad-Chiapas

La controinsurrezione in Chiapas, decine di famiglie zapatiste sfollate

di Gianfranco Bianchi


 Noi che abbiamo combattuto sappiamo riconoscere il passo di ciò che si sta preparando e avvicinando.

I segnali di guerra all’orizzonte sono chiari:  la guerra, come la paura, ha odore. E già ora si comincia a respirare il suo fetido odore nelle nostre terre.

(Subcomandante Insurgente Marcos, dicembre 2007)

 

 

Nell’anno in corso, il 2012, si continua a respirare giorno per giorno l’odore della guerra che, lo stato messicano, ha scatenato contro le comunità zapatiste.

La politica di controinsurrezione elaborata con l’aiuto del governo USA, dopo l’insurrezione armata dell’EZLN nel 1994 e precisata nel documento denominato “Piano per la Campagna Chiapas 94”, ha fornito la struttura per una nuova forma di guerra contro le popolazioni indigene ribelli.

Negli ultimi mesi, le Giunte del Buon Governo di Morelia e La Realidad hanno denunciato le aggresioni subite dalle Basi di Appoggio del EZLN da parte della ORCAO (Organización Regional Cafeticultores Altamirano Ocosingo) nell’ejido[1] Moises Gandhi e da parte di gruppi affiliati al PRI, al PRD e al PVEM (Partido Verde Ecologista Mexicano). Queste provocazioni si aggiungono a quelle ben note in tutto il territorio zapatista, come nel caso di San Marcos Avilés, assediata dai paramilitari e per questo al centro di una campagna di solidarietà internazionale.

Lo stato messicano è in guerra contro un nemico interno: l’EZLN, contro le comunità zapatiste in resistenza e soprattutto contro l’autonomia, la cultura e la vita dei popoli indigeni che non accettano di essere assimilati al modello di sviluppo capitalista.   Il messaggio che le Giunte del Buon Governo hanno lasciato nelle varie denunce è chiaro: il governo, attraverso menzogne, promesse di terra e finanziamenti, sta rianimando i gruppi paramilitari e armando altre organizzazioni, affinché questi alimentino l’ostilità e le aggressioni contro coloro che si oppongono all’omologazione neoliberista.  La strategia del governo contro la resistenza si sviluppa su due fronti: da una parte la “guerra di bassa intensità” impiegando le formazioni paramilitari così da evitare le ripercussioni internazionali che si avrebbero con l’impiego diretto dell’esercito e dall’altra, la cosiddetta linea morbida, con l’impiego massiccio di progetti assistenzialisti per calmare la fame, creare dipendenza e logorare la resistenza, concentrando i progetti nelle zone dove è più forte la lotta contro il governo.

L’8 settembre la Giunta del Buon Governo Nueva Semilla Que Va a Producir del Caracol V di Roberto Barrios ha denunciato la nuova invasione paramilitare nelle terre del nuovo villaggio Comandante Abel, del Municipio Autonomo La Dignidad, Municipio ufficiale di Sabanilla.   Il 12 settembre una nuova denuncia della stessa Giunta sottolineava la gravità della situazione: 70 donne e bambini sfollati dal nuovo Villaggio Comandante Abel e 14 persone scomparse nella vicina comunità di Union Hidalgo.

Gli antefatti

Il nuovo villaggio Comandante Abel si trova in zona oindigena di lingua ch’ol, nelle terre recuperate dall’EZLN nel 1994.

Fino a maggio di quest’anno la popolazione si trovava nella comunità di San Patricio che fin dagli anni 90 ha vissuto resistendo ai persistenti attacchi paramilitari.

Esattamente un anno fa, il 6 settembre 2011, quelle terre furone invase dai paramilitari provenienti dalla vicina comunità di Ostilucum, causando lo sfollamento della popolazione, fame e malattie.   La comunità riuscì a tornare ma ormai si trovava derubata dei raccolti che i paramilitari si erano portati via e per questo dovette dipendere dagli aiuti alimentari organizzati dalla Giunta del Buon Governo della Zona Nord.    Nel frattempo sono continuate le  minacce di una nuova invasione e di un massacro, così che, nel mese di maggio, le famiglie base di appoggio del EZLN hanno preso la decisione di ricostruire la comunità nel vicino predio “La Lampara”, mostrando nei fatti la volontà degli zapatisti di cercare forme pacifiche di risolvere conflitti, con coloro che essi definiscono fratelli ingannati dal  malgoverno.    Nonostante questa, ovviamente sofferta, decisione le minacce sono continuate e il 6 di settembre i paramilitari della località di Union Hidalgo hanno invaso le terre del nuovo villaggio Comandante Abel, sparando contro gli zapatisti e provocando la fuga forzata, verso la montagna, dei bambini e della maggioranza delle donne che non riuscivano a sopportare la situazione, mentre gli uomini e alcune donne rimanevano sul luogo, per difendere la comunità.

Una carovana di Solidarietà e Documentazione

Per rompere l’accerchiamento, mostrare solidarietà e documentare le violazioni ai diritti umani si è organizzata una carovana di Solidarietà e Documentazione a Comandante Abel.    La carovana, organizzata da Organismi dei Diritti Umani, osservatori internazionali, da compagni impegnati nel movimento e nella comunicazione indipendente, è partita da San Cristobal de Las Casas, Chiapas il 18 settembre del 2012. Ha visitato tre comunità: quella assediata – Comandante Abel -, la comunità autonoma di San Marcos e la comunità Zaquitel Ojo de Agua.    Nelle ultime due comunità i partecipanti alla carovana hanno potuto intervistare le donne sfollate di Comandante Abel e gli sfollati di Union Hidalgo.

Testimonianza delle donne sfollate nella Comunità San Marcos

Alla fine della lunga valle che da Sabanilla si estende verso lo stato di Tabasco, si trova la comunità di San Marcos.   La comunità si trova in posizione gradevole, a fianco del fiume Sabanilla che si attraversa passando per un ponte sospeso.   La comunità, ha dimostrato la sua solidarietà nei confronti degli sfollati di Comandante Abel, ospitandoli nella scuola del villaggio e condividendo il loro scarso mais e il cibo.

Le donne e le autorità della comunità hanno ricevuto i carovanieri e quattro donne e due membri della Giunta del Buon Governo hanno dato la loro testimonianza.   Lucia ed Elvira hanno raccontato di quell’8 settembre quando, per la paura e la percezione di non essere in grado di proteggere la vita dei propri bambini, sono fuggite per la montagna, passando per precipizi, dormendo sotto le liane, correndo verso San Marcos, l’unico luogo che sentivano sicuro, in una zona percorsa dai paramilitari di Paz y Justicia già dagli anni 90, da soldati e elementi corrotti della Pubblica Sicurezza.

Nello stato di timore e confusione in cui si trovavano, alcune si sono perdute.  “Arrivate qui eravamo intorpidite dalla paura e non sentivamo i nostri corpi, sentivo che una tigre mi seguiva.  Ci siamo perdute, eravamo spaventate, mi sembrava di non essere più in questo mondo” racconta Lucia.

Un compagno della Giunta spiega: “Le compagne non sopportavano più le sofferenze.   Ma gli zapatisti non piangono.  Torneremo a lavorare per resistere e vivere”.

Quando le donne sono arrivate a San Marcos ne mancavano due con i loro piccoli.   Subito si sono organizzate le ricerche con il timore che fossero state sequestrate dai paramilitari.  Il giorno 11, quattro giorni dopo la fuga dal villaggio, i compagni e le compagne che cercavano gli scomparsi, hanno sentito il pianto di un bambino scoprendo così il loro nascondiglio.  Erano tremanti di freddo e all’estremo per la fame e la stanchezza.   “Abbiamo dato loro pozòl[2], caricati sulle spalle i bambini e siamo ritornati tutti a San Marcos”.

Carmen e Jessica sono i nomi delle due donne che si erano perdute:  “Avevamo molta paura quando siamo fuggite.  Abbiamo faticato ad attraversare il fiume, siamo rimaste indietro e non siamo state in grado di seguire il percorso delle altre.   Abbiamo proseguito ma per la paura di incontrare i paramilitari, ci siamo nascoste sotto una pietra, una specie di caverna.   Lì ci siamo nascoste la prima notte. I giorni seguenti ci siamo fatte largo nel monte cercando di orientarci ma ci siamo perdute.  Abbiamo mangiato erba momo e arance per calmare la fame.   Per la paura di essere individuate dai paramilitari scendevamo al fiume per gettare le bucce”.    Jessica guarda intensamente il suo piccolo che piange perché respinge il seno della mamma.   “La paura mi ha asciugato il seno” – dice – “Mia figlia ha la febbre e non le passa”.

Gli sfollati di Union Hidalgo

Il giorno seguente la carovana ha visitato la Comunità Zaquitel Ojo de Agua, accessibile solo camminando per 3 ore verso la cima del monte che abbraccia la valle Sabanilla.   Si trova in una bella posizione tra monti, grandi alberi chiamati “ceibas” e torrenti.   Come a San Marcos, tra le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua, c’è una grande solidarietà.   Da Union Hidalgo si sapeva che c’erano 10 scomparsi e si temeva per la loro vita e, come a San Marcos, gli scomparsi sono stati ritrovati dopo 3 notti, dopo aver affrontato le forti piogge stagionali d’alta montagna.

Jaime e Auxiliadora raccontano delle minacce subite dai paramilitari di Union Hidalgo.   “Giorno e notte, con altoparlanti ci gridavano che avrebbero mangiato le nostre carni.  Dicevano che siamo fuori dalla legge e che non abbiamo diritti e non possiamo ricorrere alla giustizia.   Ci trattano  come animali”.   Il racconto è la dimostrazione della strategia psicologica del governo, ancora in vigore in Chiapas, di disumanizzare gli oppositori e legittimare gli attacchi nei loro confronti.

Narrano che le minacce sono cominciate nell’anno 2000, quando le famiglie zapatiste rifiutavano, come tuttora,  i programmi assistenzialistici.  Le minacce venivano dai dirigenti del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) della comunità, collegato con il gruppo paramilitare Paz y Justicia.   Nel 2003 hanno saccheggiato il negozietto collettivo delle donne zapatiste.   Armati di bastoni, machete e pietre colpirono una nostra compagna alla testa con una pietra.   Quella volta ci rubarono tutta la merce, le tavole e la lamina del negozietto e  anche 1800 chili di mais”.    Lo sguardo di Auxiliadora mostra indignazione e fermezza.   “Un anno fa le minacce sono peggiorate” racconta.  “Con gli altoparlanti ci dicevano che, se non fossero riusciti a impossessarsi delle terre di Comandante Abel, avremmo subìto noi le conseguenze e ci avrebbero massacrato”.   Jaime e Auxiliadora raccontano che hanno temuto per la loro vita e, insieme ad altre, hanno lasciato il villaggio, lasciando 10 compagni nella comunità, a difendere semenze, animali e casa che sono garanzia di sopravvivienza. “Ci siamo incamminate per la montagna senza una meta precisa – spiegano – finché al terzo giorno abbiamo incontrato le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua.   Non sapevamo dove andare.   Abbiamo raccontato loro delle minacce e ci hanno accolto”.   Ora sono alloggiati nella scuola della comunità ma alcuni bambini si sono ammalati per la pioggia e il freddo.

La resistenza nel Nuovo Villaggio Comandante Abel

Nel nuovo villaggio Comandante Abel, 22 compagni e 5 compagne, rimasti a difendere il villaggio, ricevono la carovana in una casa che mostra i segni delle pallottole.  I fori dei proiettili sono la testimonianza della furiosa sparatoria dell’8 settembre, quando, 150 aggressori, guidati da leader paramilitari, hanno tentato di fare un strage tra le famiglie zapatiste del villaggio.    I paramilitari hanno occupato la terra recuperata che si trova dall’altra parte del fiume, prendendosi quella già seminata.  Stanno costruendo case e, nella notte, si avvertono i loro movimenti con armi.   A neanche 400 metri dal villaggio, alcuni elementi della Pubblica Sicurezza, dal 16 settembre, hanno occupato quella che era la scuola autonoma zapatista.  Raccontano che il 18 settembre, da quella postazione di polizia, sono partiti due spari in direzione degli zapatisti.

I viveri stanno per esaurirsi e non è possibile né seminare, né raccogliere legna per il forte rischio di essere attaccati.

Gli aggressori sono ben conosciuti dai compagni.   Sono dirigenti politici del malgoverno di Union Hidalgo. Questi ultimi non agiscono autonomamente. I compagni zapatisti raccontano: “Il 4 settembre sono venuti qui il segretario del governo del Chiapas Noé Castañon accompagnato da due alti funzionari del malgoverno e da membri della pubblica sicurezza statale.  Si sono riuniti con i paramilitari per dir loro che quelle terre erano loro”.   Due giorni dopo si è scatenato l’attacco contro le basi di appoggio del EZLN.

Le Basi di Appoggio Zapatiste non si arrendono

Nonostante le sofferenze provocate da questo attacco del malgoverno nella regione, le donne e gli uomini zapatisti che parlano ai partecipanti alla carovana, danno mostra di essere  più convinti che mai nella loro lotta e resistenza. La richiesta è l’immediato ritiro dei paramilitari.

Non ci sono dubbi sul far ricadere tutta la responsabilità sul governo messicano. “Non vogliamo scontrarci con coloro che appartengono alla nostra stessa razza indigena anche se appartengono ad altri partiti e si sono venduti al mal governo” spiegano i compagni che resistono nel nuovo villaggio Comandante Abel.

Le donne sfollate a San Marcos dicono a voce alta: “Non ci arrendiamo, non ci lasceremo convincere da progetti  come Oportunidades o Procampo[3]  con i quali il malgoverno cerca di tappare i nostri occhi e comprare le nostre coscienze”.   “Il denaro lo produciamo con il niostro sudore e anche se dobbiamo curare i nostri bambini piccoli sappiamo allevare polli e oche, sappiamo lavorare il mais come gli uomini.   Per quanto non mangiamo come mangiano quelli del governo, chiediamo di poter vivere nelle nostre case e che il governo ritiri i suoi paramilitari”.  Un’altra compagna dichiara ”Resisteremo finché dio ci conserva in vita.  Vogliamo insegnare ai nostri figli come si deve vivere”.

 

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Gli sfollati di Unión Hidalgo danno la loro testimonianza nella stessa scuola dove sono alloggiati

 

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Parte del terreno invaso dai paramilitari in Comandante Abel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] L’ejido è una forma di proprietà comunitaria della terra, tuttora riconosciuta dalla Costrituzione messicana, dai tempi della rivoluzione di Zapata e Villa, nei primi anni del secolo scorso.  La terra viene pure lavorata collettivamente.

[2] Pozòl: bevanda, a base di mais spesso fermentata,  in uso in tutto il Messico.

[3] Oportunidades, Procampo fanno parte della strategia del governo per ridurre l’appoggio indigeno all’EZLN.  Il governo offre appoggi in denaro e prestiti ai campesinos indigeni a condizione che non appoggino l’EZLN ed entrino nelle organizzazioni politiche governative

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Agressioni paramilitari in Chiapas (municipio autonomo La Dignidad)

La Jornada – Mercoledì 26 settembre 2012

Decine di indigeni chiapanechi in fuga dalle aggressioni paramilitari

A colpi d’arma da fuoco hanno obbligato simpatizzanti dell’EZLN a rifugiarsi in altri villaggi

Hermann Bellinghausen

Circa un centinaio di indigeni, basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) delle comunità Comandante Abel ed Unión Hidalgo, municipio autonomo La Dignidad, in Chiapas, si sono rifugiati in altri villaggi. La situazione è giudicata grave dal Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba).

Come denunciato dalla giunta di buon governo (JBG) di Roberto Barrios, lo scorso 8 settembre, 73 persone di Comandante Abel sono state cacciate a colpi d’arma da fuoco da un gruppo paramilitare, legato a quello che si conosceva come Desarrollo, Paz y Justicia e col PRI. Dal 6 al 19 settembre, gli aggressori da 55 sono diventati 150 ed hanno costruito un accampamento a 500 metri dalla comunità. Altre famiglie zapatiste sono state costrette ad abbandonare Unión Hidalgo, a Sabanilla.

Una brigata di osservazione, formata da organizzazioni civili e collettivi dell’Altra Campagna, ha visitato la zona per incontrare gli sfollati ed ha diffuso un approfondito rapporto. Sono stati rilevati diversi colpi di pallottola contro la scuola autonoma ed i negozi cooperativi, e la realizzazione di trincee a 200 metri dal villaggio. Secondo gli stessi profughi, con armi AR-15 gli aggressori dalla trincea puntavano le armi contro il villaggio.

Due giorni prima di iniziare gli attacchi, i paramilitari si erano riuniti a San Patricio con i funzionari Eduardo Montoya, Maximiliano Narváez e Noé Castañón León, quest’ultimo segretario di Governo, ed agenti di Pubblica Sicurezza, si indicane nel rapporto. Poi sarebbero arrivati individui armati e con divise militari. Nella comunità restano meno di 30 abitanti. La metà dei 147 ettari del villaggio è occupata dagli invasori. Alcune donne sono scappate verso il fiume. I bambini sono corsi nella montagna senza sapere come uscirne; gli spari erano molto vicini e ci sfioravano, colpivano i muri della casa, hanno raccontato le donne. Una donna racconta: ero in negozio quando improvvisamente si sono sentiti gli spari e le compagne sono scappate dal negozio. Tre giorni senza mangiare né bere. Un’altra racconta: le compagne si sono nascoste sotto i massi e sotto i tronchi; due compagne erano scomparse ma tre giorni dopo si sono presentate a San Marcos.

Dal giorno 16, all’entrata si trova un posto di controllo della Pubblica Sicurezza Statale che sembra proprio proteggere gli invasori. Il giorno 18, i poliziotti hanno sparato.

I paramilitari hanno occupato la clinica autonoma. Vogliono cacciare le basi di appoggio; molti campi di mais sono invasi. Gli animali si stanno disperdendo, i paramilitari tagliano i recinti e distruggono i raccolti. Accusano il governo: È la sua maniera di fare la guerra e logorarci per farci arrendere. Non abbandoniamo la nostra lotta e non ci arrendiamo.

Nella comunità autonoma San Marcos, gli osservatori hanno trovato gli sfollati di Comandante Abel in condizioni precarie. Quattro donne sono incinta e c’è il timore di aborti spontanei. Una delle donne scomparse dopo l’attacco, riferisce: le pallottole ci inseguivano e quando siamo arrivate qui stavamo davvero male. Non abbiamo preso il sentiero, ma siamo passate per il burrone. Dietro di me ho avvertito la presenza di un animale, ho avuto paura e mi sono persa, pensavo di morire. Ora sono assistite dai promotori di salute e dalle levatrici di San Marcos.

A Zaquitel Ojo de Agua sono sfollate altre 12 persone di Unión Hidalgo, dove rimangono alcuni ragazzi per prendersi cura di polli, maiali e tacchini, senza poter uscire. Sono minacciati da elementi del PRI chi si nascondono per sparargli addosso. Attraverso un megafono i paramilitari annunciano, “giorno e notte, che ci ‘mangeranno’, perché siamo su un’altra linea, fuori dalla giustizia e dalle leggi”, hanno raccontato. Se i paramilitari non riusciranno a prendere la comunità Comandante Abel, dicono che ci massacreranno. Membri della JBG a loro volta hanno dichiarato: Il governo compra le persone, poi li convince di toglierci la terra. http://www.jornada.unam.mx/2012/09/26/politica/023n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Colombia che resiste

14 settembre 2012

Aggiornato il blog
http://www.nuncamas.info  

Accordo FARC-Governo

  • Testo dell’accordo originale firmato il 27 agosto 2012 (IT/ES)
  • Video della dichiarazione del presidente della Repubblica Santos (ES)
  • video della dichiarazione di Timochenko, comandante in capo delle FARC-EP (ES)

Esercito di Liberazione Nazionale e i dialoghi di pace

  • Le insidie della pace. Testo(IT/ES)
  • La pace che tanto vogliamo ma che è tanto sfuggente Testo (IT/ES)
  • ARAUCA. Negli accampamenti del Fronte di Guerra Orientale dell’ ELN. Galleria fotografica

 

Oscar Paciencia

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UDINE-VENERDÌ 28 SETTEMBRE: PRESIDIO ANTIFASCISTA

UDINE
VENERDì 28 SETTEMBRE 2012

dalle ore 15.00 alle ore 20.00

in Piazza della Repubblica
Presidio antifascista

No a Forza Nuova No a tutti i fascismi

L’antifascismo non si fa solo il 25 aprile


PARTECIPAREEE!


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VENERDÌ E SABATO 28-29 SETTEMBRE A MODENA

Venerdì 28 alle ore 17 ricomincia alla Libera Officina il Mercatino Biologico.
Alle ore 20 comincia la 3 giorni dedicata agli spazi sociali autogestiti, per chi vuole dare una mano ci si trova alla Libera Officina.
Alle 22 cominciano i concerti.

Sabato 29 alle ore 15 CORTEO cittadini ritrovo nel piazzale della Coop Cialdini. Occhio ai parcheggi che sono a disco orario, li vicino c’è parcheggio libero nei palazzi di via Santi 40 e 60, lo ricorderemo prima della partenza del Corteo.
Per chi viene da fuori sia da Modena Nord che da Modena Sud prendere la tangenziale e uscire alla numero 10 centro, passato il cavalcavia della ferrovia sulla detra parte il Corteo.

Partecipate e pubblicizzate.

http://www.libera-unidea.org/home.htm
http://www.facebook.com/events/341361035957153/347219842037939/?notif_t=plan_mall_activity

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FESTA CENTENARIO USI-AIT AL COX 18 -MILANO-

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INIZIATIVE DEL 15/09 e DEL 29/09 A MODENA..Collettivo Libera Officina

Continuano i Presidi in centro a Modena in vista del Corteo di Sabato 29 settembre.
Sabato 15  settembre dalle ore 16 alle ore 19 in Largo Porta Bologna (sulla via emilia vicino al teatro Storchi) PRESIDIO per gli spazi sociali autogestiti.
Dalle 20.30 Cena Benefit per il nuovo collettivo alla Libera Officina, in via del Tirassegno 7.
Alle ore 22 presentazione del nuovo collettivo.
Ore 23 Festa dei Dj di Libera A palla, SambaColbao+SàReggae+AfroBrusca+StanHipHop+TatoTrash.

Sabato 29 settembre faremo un Corteo, Festoso e Comunicativo sulla quetione Spazi Sociali Autogestiti e Spazi Abitativi.
Presto forniremo tutti i dettagli, della partenza, del percorso e di chi si esibirà con noi durante la giornata.
Vi invitiamo, intanto, a dare massima diffusione all’iniziativa.
Abbiamo il totale appoggio dello Spazio Sociale Libera dello Spazio Sociale Soverte di Carpi e della sezione modenese dell’USI-AIT.
Ci accompagneranno durante il Corteo:
– SKARNEMURTA (ska da parma)
– Lab.hiphop DAGHEN (Lab.hiphop del Soverte di Carpi)
e altri…

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